giovedì 20 agosto 2009

Assurdamente India

Arriviamo a Sunauli con gran ritardo e subito casino.
Veniamo fagocitati da un'orda di portatori che trasportano la gente in riscio' da una parte all'altra del confine. Alla fine facciamo gli ultimi 4 km in riscio' e superiamo il confine senza incontrare alcuna difficolta', nessuna perquisizione: avremmo potuto avere chili di droga o bombe o armi e nessuno a controllare, solo i timbri entrata/uscita e via. Mi chiedono piu' volte se ho con me rupie nepalesi ma le avevo cambiate prima. Non tutte, una decina me le sono tenute per ricordo. Tanto non controllano. Diego ovviamente era senza soldi ed anzi con un debito di 1400 rupie indiane... eheheheh.

Arriviamo a Sunauli parte indiana (i portatori ovviamente non subiscono controllo probabilmente perche' sono collusi: anche se sembra una cosa sbagliata, dopotutto per la "modica" cifra di 300 rupie indiane ci fanno passare senza problemi anche se prima avevano detto che erano 80 rupie nepalesi a testa...) e il primo impatto e' pessimo: piu' sporcizia e piu' confusione che in Nepal. Il confine e' un casino, gente che va, viene, sputa, contratta, urla, sgomita, invita, chiede, rompe le balle. Prendiamo un autobus per Gorakhpur che e' a poche ore dal confine, da cui prendere un treno per Varanasi. 10 ore di pullman diretto sarebbero state troppe.
I capetti del bus sono peggio di quelli nepalesi: pensano solo ai soldi e trattano la gente come le bestie. A meta' del percorso l'autobus e' cosi' zeppo di gente in ogni ordine di posto o in piedi che quasi non capisco dove possono essere sistemati e come fanno a starci. E c'e' da dire che le misure delle poltrone, o simili, sono indiane, non europee: per noi sono strette, stabbi per armenti. In Nepal era molto meglio e cominciamo a lanciare anatemi blasfemissimi su questo popolo di merda da 1 miliardo e dispari di gente.

Schifosamente sudati e unti, arriviamo nel tardo pomeriggio nel caos piu' completo di Gorakhpur, avamposto dei pellegrini in viaggio o di ritorno da Lumbini, luogo presunto della nascita del Gautama Siddartha, Buddha.
La stazione dei treni e' assurdamente piena di gente che attende, per terra, nell'enorme salone d'entrata e nell'ancor piu' enorme piazzale antistante.
Subito io e Diego ci scontriamo con la burocrazia indiana, peggio di quella dei film di Fantozzi. Sportello: dovete andare allo sportello 811, dedicato agli stranieri. All'811: dovete andare fuori all'ufficio prenotazioni. Il tutto nelle pietose condizioni in cui siamo combinati e con lo schifoso inglese che parlano sti indiani di merda. Chiunque dice che gli indiani parlano un ottimo inglese e sono colti mente. Spudoratamente. Oppure ha visto il fiorellino che spunta sulla merda, e non la merda. O non sono mai stati qui e non hanno sentito con le loro orecchie.
Inoltre gli indiani non hanno alcun gene che gli dica loro che esiste una cosa chiamata fila o qualcosa di simile alla fila: non solo, se stai in fila o stai parlando all'addetto, allungano un braccio e si inseriscono. Senza ritegno. Per poco non vengo alle mani con sti stronzi che, nonostante sia scritto "Only foreign/tourist" vengono lo stesso.
All'811 incontriamo Yang, una graziosa giovane giapponese (GGG) che ha il nostro stesso problema per Varanasi. Si unisce a noi e assieme andiamo all'ufficio prenotazioni che e' si' fuori dalla stazione ma, ovviamente, lontano 1 km!!! Che senso ha???
Per fortuna ci sta una quantita' di ventilatori tale da smuovere l'Everest e si sta bene. Un ragazzo ci aiuta con il biglietto: e qui una altro scontro con la pazzesca burocrazia indiana. PRIMA di fare il biglietto SI DEVE compilare un foglio con scritto nomi, cognomi, passaporti, numero e nome del treno (qui ogni treno ha un nome particolare), destinazione, provenienza, ora arrivo, ora partenza... tutto. Ovviamente noi non sappiamo nulla di cio'. Inoltre ci capita il piu' tacchente e stronzo bigliettaio mai partorito sulla Terra che a confronto quelli di Trenitalia sono tutti santi in Paradiso: restiamo basiti quando ci scrive sul retro le cose che dobbiamo scrivere invece di scriverle lui stesso. Non solo: vuole pure i nostri passaporti e controlla minuziosamente le informazioni fornite. Assurdo.. siamo turisti, mica terroristi. Ovviamente l'indirizzo di Diego e' via Culo 8... fanculo alla burocrazia indiana. Prendiamo un 1a classe con aria condizionata per Varanasi a sole 300 rupie a testa, circa 5 euro per 7 ore di viaggio... almeno sono economici.
Con Diego e Yang poi andiamo a mangiare di fronte alla stazione, attraversando sporcizia, confusione, traffico e vacche sacre. Questi indiani sono sudici e malridotti.
Il treno e' alle 23:10 e cazzeggiamo nei dintorni per un paio d'ore. Diego deve prelevare ma il bancomat sforna solo multipli da 100 rupie... eppure 40.000 e' multiplo di 100 ma non eroga. Solo 10.000, in pezzo da 500. Altro mistero. Come il fatto che nel baracchino del bancomat, 2 metri x 3, ci sono 2 condizionatori al massimo:16 gradi dentro e 35 gradi fuori con un'umidita' pazzesca. Io sto pure poco bene per un principio di raffreddore che sta per fortuna passando.

Altro inghippo al deposito bagagli (infestato dai topi): il responsabile vuole che i bagagli abbiano un lucchetto, altrimenti nada. Assurdo: come si fanno ad inlucchettare gli zaini? Alla fine lego il mio con quello di Diego con la catena da moto che mi sono portato...

Partiamo da questo posto infernale in una cabina da 4 letti in pelle blu, siamo i soli registrati nel vagone, piuttosto fatiscente nonostante la 1a classe. Ma gli altri che abbiamo visto sono pure peggio, con sedili in legno e letti a castello. Carri bestiame.
Il viaggio di notte e' massacrante, la locomotiva Diesel fischia ad ogni pisciata di cane e il treno e' rumoroso. Ah, ovviamente l'aria condizionata e' data da 4 ventilatori a soffito di cui solo 2 accesi. La mattina dopo scopriamo che gli altri due hanno una altro pulsante, vicino al soffitto. E vai con le stranezze.
Nelle vicinanze di Sarnath, la mattina dopo, il treno si ferma per lungo tempo: dopotutto la linea e' a singolo binario. D'ora in poi il treno fa da locale, per di piu' con la porta aperta. Mi sporgo e ammiro il paesaggio: schifoso, case diroccate, rifiuti ovunque, stagni inquinati. Passiamo su un ponte fatto solo dai pilastri e le rotaie e sotto di me vedo solo acqua: terrificante. Piu' avanti, a Varanasi City, rimane fermo per piu' di un'ora, perfino l'obeso controllore non sa per quanto, ad attendere chissa' quale altro treno. E siamo a poco piu' di un chilometro da Varanasi Junction. La nostra destinazione.

Il resto alla prossima.
Buonanotte o buonasera, a seconda dei casi.
Stay tuned.

Santa (Claus)

Lasciamo la Rimini del Nepal, Pokhara, per il Chitwan National Park. Gia' dall'inizio sembra un viaggio della speranza: lasciamo l'ottimo Royal Garden per dirigerci alla stazione degli autobus (uno spiazzo sperduto in periferia infestato dagli ambulanti) e piove. Piovera' tutto il tempo... L'autobus e' un Tata scassato, probabilmente ricavato da un vecchio camion. In piu' due stronze francesi dietro di noi continuano a rompere i coglioni mettendo le loro cazzo di gambe sugli schienali.

Al bivio per Chitwan l'inferno: piove e c'e' un ingorgo incredibile, alcuni mezzi si sono messi nella nostra corsia (con conseguenti bestemmie). Dalla nostra parte comunque va meglio, l'altra corsia ha circa 50 km di coda, in mezzo alle montagne. Uno scenario assurdo.

Dopo varie peripezie, arriviamo al Chitwan Park e ci accoglie Santa Kumar, la nostra guida per i due intensi giorni che ci attenderanno.

Veniamo accolti con un te e poi andiamo in camera e disastro: data la pioggia incessante, nonostante il telo protettivo sul tetto gran parte dello zaino di Diego si e' bagnato con tante robe dentro, il mio per fortuna era al centro e quindi solo un paio di cose si sono bagnate. Arrabattiamo alla bell'e meglio qualcosa per asciugarle sotto il ventilatore anche se, nonostante fossimo gia' abituati, i vari tagli di corrente comuni a tutto il Nepal ci rendono le cose difficili.

Partiamo subito col programma, alla volta di un giro in canoa lungo il fiume. La canoa e' stretta e ci stanno 7-8 persone in fila... ovvieamente a noi tocca sorbirci di nuovo ste due cazzo di francesi dietro di noi: la barca non e' mai stata orizzontale. Santa in piedi a prua tiene l'equilibrio come fosse nato su di essa e ci indica gli uccelli da vedere lungo il fiume. Ad un tratto scorgiamo un paio di coccodrilli che riposano sulla riva. E sono solo a poche decine di metri da noi.

Sbarchiamo e gironzoliamo io e Diego per la zona con Santa, andiamo a vedere alberi strani, uccelli, fiori e insetti. Ovviamente passiamo attraverso aquitrini che uccideranno le mie povere ma gia' rovinate scarpe. Non lasceranno piu' il Nepal. Arriviamo al centro dove danno da mangiare agli elefanti e comincia a piovere. Nel mentre conosciamo una famiglia di Verona.

Torniamo e ceniamo, siamo solo in 6 su un totale di una 40 di possibili ospiti del resort ma i giorni successivi saremo solo io e Diego. Andiamo a vedere un programma culturale della popolazione locale, i Tharu, che ci allietano con musiche e balli. Siamo gli unici civili che danno un'offerta.

Il giorno dopo, la mattina, andiamo a fare un vero e proprio giro nella giungla, massacrante ma molto interessante, attraversiamo un torrente su un tronco d'albero. Poi si mette a piovere fino alle 3, giusto giusto in tempo per fare la cavalcata sull'elefante. A me e Diego e altre due persone tocca salire sul baldacchino dell'unico elefante tatuato, Ra, un po' indisciplinato ma efficiente. Si ferma spesso a mangiare le foglie e i fasciami che gli piacciono ma nonostante tutto svolge bene il suo lavoro. Siamo in tanti ma il nostro ed altri due formano una carovana piuttosto compatta. Ad un certo momento sentiamo, in mezzo all'erba alta (4 metri!) un ruggito feroce e gli elefanti cominciano ad innervosirsi, barrire e soffiare, facendo gruppo compatto e emettendo profondi rumori. Probabilmente c'era una tigre nelle vicinanze che si e' innervosita ma gli elefanti sono molto piu' forti. Non la vediamo ma sappiamo che a pochi metri c'e' stata qualche cosa. Proseguiamo, guadando fiumi e pe4rcorrendo sentieri che a piedi sarebbero inimmaginabili da fare, scorgiamo varie antilopi, ne accerchiamo pure una ma fugge. Non riusciamo a vedere alcun rinoceronte purtropo, con grande delusione. Ma il giretto in elefante e' stato molto affascinante, anche se spacca ossa.

A cena siamo solo noi e Santa e ci perdiamo in vari discorsi. La mattina dopo andiamo a fare un breve giro di birdwatching nei dintorni, andiamo a vedere la cdasa di Santa e i suoi bellissimi figli e ci prepariamo per andare, non prima di aver scritto nel libro di Santa le nostre impressioni. E' stato davvero un'ottima guida, divertente e preparato.

Dopo la colazione ci accompagna alla "stazione degli autobus" (uno spiazzo in mezzo alle risaie con una baracca e dei bagni) e ci dirigiamo verso Sunauli, al confine indonepalese. Un altro viaggio della speranza con un autobus piu' o meno decente ma a tratti pieno di locali che vanno da un villaggio ad altro, con gran fastidio perche' credevamo fosse un bus turistico diretto e non un locale. Ma gran rivinciata quando vediamo che le due francesi vanno a Kathmandu su un altro autobus e staranno sul tetto, col sole che batte e il culo che sbatte. Ahahahahah.