lunedì 10 agosto 2009

On the rooftop of Kathmandu Valley

Ieri sera vado a bere qualcosa qua vicino, allo Shiva Bar. Sembra un posto d'altri tempi, sul tetto di un edificio, cuscini per terra, tavolini bassi e narghile'. Un sacco di occidentali ma anche molti locali. Una band del posto suona musica anni '60-'70 dal vivo, il cantante ha talento e anche il gruppo non e' affatto male, darebbero merda a molti musicisti di mia conoscenza.
Dopo un po' mi metto a parlare con un tipo vicino a me, arriviamo a discutere di Flash di Duchassois - il tipo rimane malissimo - e arriviamo a parlare di politica e di Berlusconi... per fortuna non ne ha mai sentito parlare... fino a ieri. Ovviamente ne ho parlato malissimo, come si merita. Esco verso mezzanotte con la pioggia che incombe ma per fortuna e' girato l'angolo. Di notte si mette a piovere a dirotto, il cielo scompare e sembra una doccia.

La mattina la passo in Durbar square a Kathmandu, faccio un paio di foto nella confusione generale dettata dal fatto che oggi e' l'ultimo lunedi' sacro degli indu', dedicato a Siva e Ganesha. Un sacco di donne in sari rosso affollano i vari templi. La strada per la piazza e' affollata all'amdata e in Chatrapathi c'e' un ingorgo fenomenale. Al ritorno invece e' tutto piu' tranquilo, anche perche' e' ora di pranzo.

Per oggi ho un altro driver, Raja, che mi porta fino a Bhaktapur e su su a Nagarkot. Le strade sono dissestate e il tempo piovoso le rende pure fangose, passiamo in mezzo a risaie e un sacco di autocarri bus ci rallentano il percorso. Ovviamente il solito casino di gente ai lati, mucche sacre, cani e un traffico bestiale fino a fuori citta'.

Bhaktapur e' caratteristica, con la sua Durbar square vecchia come l'uomo ma ricostruita dopo il terremoto del '34. Rovi, una guida del posto, mi fa fare un giro attorno. A differenza delle altre costa molto poco, 250 rupie per una mezz'ora, ed e' anche molto competente. Il villaggio (citta' e' troppo grande) e' pittoresco e il rosso dei mattoni predomina su tutto. La visita sarebbe stata anche piu' lunga ma il monsone ha un po' rovinato il tutto e quindi in tre quarti d'ora circa mi vedo le cose importanti, la piazza, la via principale e i vari templi. Il palazzo reale di Bhaktapur e' magnifico visto dall'esterno ma non ci entro. Anche i templi indu' sono meglio conservati rispetto a quelli che ho visto a Patan e Pashupatinath. Dopotutto e' patrimonio unesco e qui la gente ci tiene alla conservazione degli edifici.

La strada per Nagarkot e' lunga, sono 25 km circa di curve, salite, strade strette, macchine e moto che vanno e vengono anche se non frequentemente. Raja ha il suo bel daffare per portarmi lassu'. Incontriamo tantissime realta': mandrie di capre, un cavallo che bruca l'erba al bordo della strada accanto al villaggio principale di Nagarkot, un plotone dell'esercito che e' in uscita e sta ritornando alla vicina caserma dei Rangers nepalesi, tantissimi bambini e bambine in divisa che escono da scuola e si arrampicano su su per tornare a casa, a piedi, con genitori o sorelle o fratelli. Tutti in fila indiana sul ciglio della strada, mi guardano sorpresi: in effetti credo di essere stato l'unico occidentale, quel giorno, a salir4e per la torre di Nagarkot. Io e Raja ci fermiamo in un punto intermedio di osservazione, ci sono 5-6 persone che chiacchierano. Lo spettacolo della valle e' eccezionale, sebbene ci siano varie nuvole ogni tanto si vedono le valli attorno e qualche montagna in lontananza. Raja mi spiega che qui la gente osserva il tramonto e l'alba, fermandosi tutta notte. Riprendiamo il giro. Lungo la strada ogni tanto ci sono baracche che millantano di essere bar e ristoranti ma nonostante i vividi colori dei muri esterni mi ispirano solo sporcizia. Una vecchia da una di queste catapecchie ci fa segno di fermarci ma noi procediamo. Arriviamo su alla torre di osservazione, alla base della quale ci sono 4 baracche di venditori che fanno anche da bar, ci sono alcune persone che chiacchierano e bevono birra.

Dopo esserci arrampicati sulla scaletta, lo spettacolo dalla cima della torre e' ancora piu' bello. Si vede tutta la valle di Kathmandu e finalmente sono lontano da qualsiasi europeo o americano che sia. Sono l'unico bianco sul tetto della valle da chissa' quanto tempo (magari dal giorno prima). Un ragazzo mi mostra delle cartine indicandomi dove sono l'Everest, l'Annapurna e le altre cime himalayane: non le posso vedere per le nuvole ma so che sono la' attorno. Restiamo per un po' anche perche', a 2700 metri, l'aria e' freschissima e pulitissima, si sta benissimo e in pace. Sale la bruma e dei nuvoloni ci dicono che e' tempo di sloggiare.

Il ritorno e' tranquillo ma arrivati alla periferia di Kathmandu, dall'aeroporto in poi, ricomincia il solito andirivieni di gente e automobili. Il tramonto incombe ma l'aria e' polverosa e inquinata dagli scarichi dei vari autocarri, moto e tuktuk e il traffico e' quasi indescrivibile.

Ora, come promesso, vado qua sotto da Muna a prendere il te' e qualche souvenir: ha dei tessuti eccezionali e qualcosa prendero'.

Domattina vado a prendere Diego... chissa' com'e' ridotto.

Saluti!