domenica 9 agosto 2009

Attorno alla citta'

Oggi giro per alcuni punti importanti di Kathmandu.
Prima ho bisogno di una borsa perche' lo zaino che ho non e' adatto, troppo ingombrante per le poche cose che mi servono. Scendo giu' nel negozio orientale di fronte all'hotel, sull'entrata hanno quello che mi piace. Entro e il gestore, Muna, mi invita a prendere un te' assieme a suo figlio Halim, mente chiaccheriamo del piu' e del meno. Sono molto ospitali e stiamo per una buona mezz'ora a discutere delle rispettive vite. Mi invita per l'indomani sera quando tornero' da Bhaktapur. Molto ospitali.

Dhram (non so se si scrive cosi') e' il mio driver per oggi: giovane, durante gli spostamenti mi raccontera' che non ha licenza di guida...
Su una Nissan ci dirigiamo verso Swayambhunath, il tempio delle scimmie, arroccato su una collina appena fuori il centro di Kathmandu. Il tragitto e' assurdo, mentre superiamo un fiume vedo scene di una poverta' assoluta: case malandate lungo le rive del fiume, inquinatissimo e sporco, mi rendono difficile pensare che la' qualcuno possa viverci. Eppure ci sono persone addirittura nel fiume affacendata in chissa' quali lavori.
Dappertutto gente che vende le poche cose che ha, soprattutto tessuti. La solita sfilata di negozi che offrono qualsiasi cosa mi passa davanti mentre Dhram cerca di barcamenarsi in mezzo al traffico che oggi e' particolarmente intenso. Autobus, motoriscio', autocarri cercano di avanzare in una strada che da 2 corsie e parcheggio si trasforma in una 4 corsie, infestata da innumerevoli moto che passano da tutte le parti e che talvola, negli ingorghi, fanno diventare il marciapiede la loro corsia. Passiamo anche nelle stradine intermedie tra le grandi vie di traffico e a volte lo spettacolo e' desolante, soprattutto per i rifiuti che vengono gettati ai lati delle strade e che emanano un puzzo indescrivibile: altro che Napoli e l'emergenza...

Swayambhunath e' un complesso buddista molto particolare, pieno di stupa e immerso nel verde, dove ogni tanto si vedono passare delle graziose scimmiette e dei meno grazosi cani (che comunque si trovano dappertutto a Kathmandu). Un sacco di banderine colorate - delle preghiere di fedeli - collegano le cime dei vari tempietti e all'entrata c'e' una vasca circolare con un Buddha dorato al centro, posto su un'isoletta dove i fedeli - ma soprattutto i turisti - gettano le monetine in un vaso. Quando arrivo un giovane e' intento a raccoglierle, immerso per meta' nell'acqua color verde marrone. Mi aggiro qua e la' ma dopotutto, a parte queste cose, il posto non e' per me interessantissimo, sebbene si goda un'ottima vista della citta'. Duchaussois nel suo libro disse che qui si prese un trippone bello grosso all'alba, prima di partire per le montagne. In effetti il luogo e' favorevole per esperienze del genere.
Una bambina bellissima chiede la carita' ansimando, le do 5 rupie e le chiedo se posso fare una foto. Ha uno sguardo assurdo, le si legge in faccia tutta la miseria eppure non e' triste. Nonostante la sua poverta' il suo vestitino e' molto carino e ha un anello dorato al naso.
Qui la gente, a prescindere dalla sua condizione, non rinuncia ad avere dei monili d'oro, se ne ha l'occasione. Non e' simbolo di ricchezza ma veicolo di altri significati.

Ci dirigiamo verso sud, a Patan, seguendo un autocarro peno di soldati dell'esercito, appena uscito da un museo/caserma. Ci sono ovviamente ingorghi e Dhram cambia strada, facendo inversione nel bel mezzo del ponte sul fiume... 10.000 manovre ma alla fine si va.

Patan (Lalitpur) e' tanto stupenda quanto antica con i suoi 2300 anni circa. Nella piazza (durbar square) ci sono templi induisti e palazzi, divisi da una strada. Appena arrivo una guida, Dibi, che mi dice che ha 23 anni, e' sposato ed ha 2 figli, mi fa fare un giro del luogo, entriamo nei due (dei tre) palazzi e mi spiega la storia e le vicissitudini del luogo. Ogni tempietto a sinistra e' dedicato ad un dio o dea della mitologia indu' mentre dei tre palazzi, uno e' inagibile a causa del terremoto del '34, un altro ha una piazzetta interna dove in ottobre sacrificano 100 bufali alla dea Kali' e il terzo e' l'ex residenza del re di Patan (uno dei tre fratelli della dinastia Malla che domino' in eta' medioevale la zona, scopriro' poi). Andiamo verso un tempio buddista, mentre lo visito una troupe thailandese sta facendo un servizio nel tempio. Molto particolare, come tutti i templi buddisti ci sono le ruote della preghiera, una sacco d'oro e decorazioni elaborate. Dibi crede in entrambe le religioni, suo padre e' indu' e sua madre buddista e c'e' molto sincretismo.
Dibi mi porta anche in una scuola di pittura Thanka dove dipingono su tele di cotone principalmente 3 cose: i Chakra Mandala (simboli circolari di Buddha), la vita di Buddha e dei Mandala a 5 cerchi dedicati alla vita, con vari simboli che una sua amica (Dibi e' anche pittore di questa scuola) mi spiega pazientemente. Sono estremamente bravi, un masterpiece di circa 30x50 cm, fatto da un maestro pittore con inserti d'oro (non pittura, vero oro 24 carati) puo' costare anche 3-400 dollari.

Con Dhram andiamo a mangiare un un locale frequentato esclusivamente da gente del luogo, salendo una scaletta dentro un bar arriviamo in una stanzetta con 5 tavoli. Probabilmente se non ci fosse stato lui nemmeno ne avrei sospettato l'esistenza... Dhram conosce un sacco di posti in giro per la zona e in citta' e ogni volta che mi lascia per una mia visita chiacchera con i locali al primo punto di ristoro disponibile. Un ottimo chowmein vegetariano - pago io tanto in due abbiamo speso solo 115 rupie, 1 euro e spicci, e poi mi sembra giusto - ci ristora e siamo pronti per Pashupatinath. Lungo il tragitto un aereo della GulfAir (presumo dalla livrea) ci passa sopra in fase di atterraggio.

Qui la situazione e' ancora peggiore: siamo nelle vicinanze dell'aeroporto e osservando la rete che lo divide dalla citta' sembra assurdo come possano coesistere l'ordine dettato dai regolamenti internazionali e il disordine totale della via, il tutto incasinato dai lavori di viabilita' che stanno facendo in zona. Ormai mi sono abituato al puzzo dei rifiuti ma quando vedo delle vacche sacre razzolare negli stessi mi prende lo schifo.

Pashupatinath e' accessibile da una via infestata da gente che ti vuole vendere di tutto, ma basta dir loro "no buy" e se ne vanno.
L'impatto col tempio induista e' scioccante: qui bruciano i morti lungo il fiume Bagmati, sui ghat, e poi gettano poi le ceneri e il legno rimasto nel corso. Un'altra guida - mio malgrado anche se poi si e' rivelata molto preziosa - di cui purtroppo non mi ricordo il nome mi spiega come funziona il rito funebre e ci mettiamo anche a discutere delle rispettive religioni. Il confronto e' interessante e alla fine non c'e' niente da ridire sul fatto che l'induismo, oltre ad essere una delle piu' antiche religioni, e' anche una religione molto intelligente (per forza, dopo 5000 anni a meditare ne sapranno pur qualcosa): non hanno bisogno di una cazzo di papa che dica stronzate o di affettati modi di fare, ne' di ingombranti cimiteri dove mettere i corpi a meno che non siano di bambini sotto i 6 anni, considerati puri e pertanto non cremabili. Qui contano il corpo e l'anima. Il primo e' della natura e va restituito ad essa dopo la vita tramite la cremazione, la seconda vaga per il mondo fino alla successiva reincarnazione. Tralasciando altri dettagli, e' tutto. Non devono niente ai loro capi se non rispetto e deferenza nei confronti dei brahmini, la casta superiore, che decide i rituali funebri e non. E soprattutto, non c'e' otto per mille.
Il rito della cremazione e' insolito: si prepara una pira di 5 livelli di tronchi di legno, si avvolge il corpo in un sudario bianco ed uno arancione, il primo rappresenta la morte, il secondo l'auspicio per l'anima che se ne va. Se muore il padre, il figlio (o il parente) piu' vecchio presiede la cerimonia, se muore la madre il piu' giovane. Egli deve fare un'abluzione nel fiume per purificarsi l'anima, poi esegue il rituale (depone il corpo, accende la pira), attende il completo bruciare ed alla fine gli vengono rasati i capelli. La guida mi porta a fare un giro tra i tempietti in cui i sadhu, i santoni, meditano: creddevo non si potesse ma riesco anche ad entrarvi, soprattutto per necessita' perche' comincia a piovere. Dopo una giornata di caldo ci voleva.
Anche qui ci sono scimmie ed una vacca sacra pascola per la scollinatura. Accanto al tempio ci sono delle caverne dove la gente si isola per meditare. I sadhu sono proprio come si vedono in foto: vecchissimi, magrissimi, con la veste arancio, i lunghi dreadlock - ma alcuni sono rasati - e la fronte pitturata a seconda del dio al quale sono devoti maggiormente, Siva, Visnu, ecc... Vivono delle offerte, soprattutto dei turisti che li fotografano (un sacco di cinesi mentre sono la').

Mi accomiato dalla guida e, invece di andare a Bodha, torno in albergo, sono un po' stanco e provato dall'esperienza.

Domani Bhaktapur e Nagarkot.

Stay tuned! :D