Lasciamo la Rimini del Nepal, Pokhara, per il Chitwan National Park. Gia' dall'inizio sembra un viaggio della speranza: lasciamo l'ottimo Royal Garden per dirigerci alla stazione degli autobus (uno spiazzo sperduto in periferia infestato dagli ambulanti) e piove. Piovera' tutto il tempo... L'autobus e' un Tata scassato, probabilmente ricavato da un vecchio camion. In piu' due stronze francesi dietro di noi continuano a rompere i coglioni mettendo le loro cazzo di gambe sugli schienali.
Al bivio per Chitwan l'inferno: piove e c'e' un ingorgo incredibile, alcuni mezzi si sono messi nella nostra corsia (con conseguenti bestemmie). Dalla nostra parte comunque va meglio, l'altra corsia ha circa 50 km di coda, in mezzo alle montagne. Uno scenario assurdo.
Dopo varie peripezie, arriviamo al Chitwan Park e ci accoglie Santa Kumar, la nostra guida per i due intensi giorni che ci attenderanno.
Veniamo accolti con un te e poi andiamo in camera e disastro: data la pioggia incessante, nonostante il telo protettivo sul tetto gran parte dello zaino di Diego si e' bagnato con tante robe dentro, il mio per fortuna era al centro e quindi solo un paio di cose si sono bagnate. Arrabattiamo alla bell'e meglio qualcosa per asciugarle sotto il ventilatore anche se, nonostante fossimo gia' abituati, i vari tagli di corrente comuni a tutto il Nepal ci rendono le cose difficili.
Partiamo subito col programma, alla volta di un giro in canoa lungo il fiume. La canoa e' stretta e ci stanno 7-8 persone in fila... ovvieamente a noi tocca sorbirci di nuovo ste due cazzo di francesi dietro di noi: la barca non e' mai stata orizzontale. Santa in piedi a prua tiene l'equilibrio come fosse nato su di essa e ci indica gli uccelli da vedere lungo il fiume. Ad un tratto scorgiamo un paio di coccodrilli che riposano sulla riva. E sono solo a poche decine di metri da noi.
Sbarchiamo e gironzoliamo io e Diego per la zona con Santa, andiamo a vedere alberi strani, uccelli, fiori e insetti. Ovviamente passiamo attraverso aquitrini che uccideranno le mie povere ma gia' rovinate scarpe. Non lasceranno piu' il Nepal. Arriviamo al centro dove danno da mangiare agli elefanti e comincia a piovere. Nel mentre conosciamo una famiglia di Verona.
Torniamo e ceniamo, siamo solo in 6 su un totale di una 40 di possibili ospiti del resort ma i giorni successivi saremo solo io e Diego. Andiamo a vedere un programma culturale della popolazione locale, i Tharu, che ci allietano con musiche e balli. Siamo gli unici civili che danno un'offerta.
Il giorno dopo, la mattina, andiamo a fare un vero e proprio giro nella giungla, massacrante ma molto interessante, attraversiamo un torrente su un tronco d'albero. Poi si mette a piovere fino alle 3, giusto giusto in tempo per fare la cavalcata sull'elefante. A me e Diego e altre due persone tocca salire sul baldacchino dell'unico elefante tatuato, Ra, un po' indisciplinato ma efficiente. Si ferma spesso a mangiare le foglie e i fasciami che gli piacciono ma nonostante tutto svolge bene il suo lavoro. Siamo in tanti ma il nostro ed altri due formano una carovana piuttosto compatta. Ad un certo momento sentiamo, in mezzo all'erba alta (4 metri!) un ruggito feroce e gli elefanti cominciano ad innervosirsi, barrire e soffiare, facendo gruppo compatto e emettendo profondi rumori. Probabilmente c'era una tigre nelle vicinanze che si e' innervosita ma gli elefanti sono molto piu' forti. Non la vediamo ma sappiamo che a pochi metri c'e' stata qualche cosa. Proseguiamo, guadando fiumi e pe4rcorrendo sentieri che a piedi sarebbero inimmaginabili da fare, scorgiamo varie antilopi, ne accerchiamo pure una ma fugge. Non riusciamo a vedere alcun rinoceronte purtropo, con grande delusione. Ma il giretto in elefante e' stato molto affascinante, anche se spacca ossa.
A cena siamo solo noi e Santa e ci perdiamo in vari discorsi. La mattina dopo andiamo a fare un breve giro di birdwatching nei dintorni, andiamo a vedere la cdasa di Santa e i suoi bellissimi figli e ci prepariamo per andare, non prima di aver scritto nel libro di Santa le nostre impressioni. E' stato davvero un'ottima guida, divertente e preparato.
Dopo la colazione ci accompagna alla "stazione degli autobus" (uno spiazzo in mezzo alle risaie con una baracca e dei bagni) e ci dirigiamo verso Sunauli, al confine indonepalese. Un altro viaggio della speranza con un autobus piu' o meno decente ma a tratti pieno di locali che vanno da un villaggio ad altro, con gran fastidio perche' credevamo fosse un bus turistico diretto e non un locale. Ma gran rivinciata quando vediamo che le due francesi vanno a Kathmandu su un altro autobus e staranno sul tetto, col sole che batte e il culo che sbatte. Ahahahahah.
giovedì 20 agosto 2009
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