lunedì 31 agosto 2009

I.G.I. Airport... e 2

Torniamo a Delhi. Ci mancava il traffico, il casino, la gente che sorpassa da tutte le parti, le mucche lungo l'autostrada... per niente.
All'aeroporto il tizio che doveva venire a prenderci non c'e', aspettiamo mezz'ora ma non si vede. Prendiamo un taxi prepagato per il Vivek, ci ridanno la stessa stanza di prima. Gli asciugamani sono peggiori della volta precedente. In confronto al Tamarind Tree sembra di guidare una Tata dopo aver provato la Ferrari.

Andiamo a mangiare al Kentucky Fried Chicken, in Connaught Place. Di solito fa piu' schifo magnare al fast food che al ristorante. Qui e' il contrario. Molto soddisfatto del Zing King Box a 190 rupie. Faccio la valigia, sveglia alle 4:30.

Mi vengono a svegliare in punto, mi portano un te schifoso che finisce gran parte giu' per il cesso. Il tassista per l'aeroporto stavolta arriva in tempo. Un tipo da da mangiare ad un gattino. Saluto Diego e parto.

Per le strade non c'e' quasi nessuno, albeggia. Lungo la strada dell'aeroporto vedo per l'ultima volta le mucche, i motoriscio', i riscio', la gente che dorme per terra, alle fermate, sui marciapiedi, i cani, la gente che guida nel disprezzo totale delle regelo stradali, i militari che corrono contromano lungo l'autostrada, i lavori per l'Airport Express Link (un progetto futuristico in un paese in cui le strade fanno pieta'... come Berlusconi con la TAV insomma).

Non mi manchera' nulla di tutto questo.

Un'ora e mezza alla partenza. Addio India. 

L'unica domanda che mi resta e': stasera pasta o pizza? :D

domenica 30 agosto 2009

Viva la Visa... Sapore di Male'

Di nuovo dalla sezione partenze dell'Aeroporto di Colombo. Se siamo qui allora e' andato tutto secondo i piani.


Arriviamo a Hulmale' di notte e nel bel mezzo del monsone, preannunciato dalla turbolenza che ci ha accompagnato da meta' del tragitto. Piove a secchi rovesci. Prendiamo il barchino per Male' che ondeggia allegrmente, stracarico di merci e passeggeri. Sotto la pioggia, con gran difficolta', riusciamo a prendere un taxi che ci scarica sotto la Blue Diamond Guesthouse. Ovviamente noi poveri viaggiatori non possiamo permetterci un resort all inclusive sperso nell'arcipelago e siamo costretti ad usufruire di un tugurio a poco prezzo. Poco... 30 dollari a notte per una doppia con bagno - il cesso e' formato Lilliput - che avrebbe bisogno di una profonda sistemata.

Prima giornata infestata dalla pioggia continua, ci rechiamo all'Alto Commissariato per l'India a chidere i visti. Condizioni al contorno: e' giovedi', l'ambasciata e' chiusa venerdi', sabato e domenica e noi ripartiamo tra sabato e domenica notte, abbiamo quindi poche ore per fare il visto. Un tipo gentilissimo ci spiega che di solito ci vogliono 72 ore per ottenerlo ma vista la situazioni si fara' quel che si potra'. Dopo un po' di attesa e Diego che cerca un fotografo epr fare delle foto per il visto veniamo accolti dal Console in persona che comprende la situazione e ci accorda per il pomeriggio un visto ad entrata singola turistico valido fino all'11 settembre O_O alla modica cifra di 50 dollari ovvero 638 Rufie Maldiviane; alla facciazza degli addetti dell'immigrazione indiani. Speriamo che a quei due romani che ci hanno messo la pulce nell'orecchio abbiano fatto pagare il doppio: loro avevano un visto signolo e sono entrati 2 volte in India senza problemi, che cazzo!
Alle 5 del pomeriggio ritiriamo la nostra salvezza dalla signorina gentilissima. Nel frattempo gironzoliamo per la citta' anche se la pioggia ci inzuppa... a Delhi ho lasciato il poncho perche' tanto non mi sarebbe servito alle Maldive'... sto cazzo.

Qua niente alcol, niente carne di maiale, tante moschee e una calme ed un ordine fuori dal normale: paese musulmano. Dopo 3 settimane notiamo piacevolmente la mancanza di 3 cose: bambini mendicanti, cani rognosi e vacche di merda, per le strade. Finalmente!!!
In effetti cani per strada manco ne girano (e' vietato importarli) e i bambini stanno in casa o escono la sera tardi, dopo le sei.

Purtroppo le sfighe non vengono sole: e' Ramadan, nessun ristorante aperto fino alle 6 del pomeriggio, siamo costretti ad arrangiarci con gli alimentari aperti qua e la'. La prima giornata la passiamo da disadattati. Pero' la sera ai ristoranti si mangia bene, meglio che in India.

Il giorno dopo andiamo a fare un giro nella spiaggetta a mezzaluna che, anche se artificiale, e' tenuta molto bene ed offre un buon punto per rilassarsi. Ci sono le nuvole ma ci abbronziamo lo stesso come aragoste. Le spalle bruciano. il pomeriggio, come un orologio svizzreo, puntuale ariva il monsone.
Il terzo giorno c'e' il sole ma dobbiamo attendere le 2 di notte per il volo fino a Colombo. Ci spostiamo stancamente da una parte all'altra dell'isola, visitiamo i porticcioli, il porto commerciale, i mercati locali, una zona in cui c'e' una montagna di rifiuti che penso rappresenti il punto piu' alto di tutta l'isola, grattacieli inclusi. Pero' visto l'enorme impianto accanto credo che li utilizzino per produrre energia. Altra cosa a differenza dell'India: non ci sono mai salti di corrente.
Il sabato sera si anima ma noi, finalmente, ci rechiamo verso l'aeroporto. il mare e' calmo ed il barcone solo per noi. Male' illuminata si allontana sempre piu'.
All'aeroporto un sacco di italiani danarosi attendono il volo per Dubai, ancor piu' gialli arrivano a mandrie. Ci guardiamo Manchester Arsenal attorniati da svariati addetti aeroportuali e doganieri che aspettano la fine o l'inizio del turno. Pago un caffe' 4 dollari...

L'aereo per lo Sri Lanka e' semivuoto, saremo al massimo una ventina. A Colombo non ci accorgiamo nemmeno dell'arrivo da quanto siamo stanchi, sono le 4 di mattina. Diego viene svegliato dall'hostess come un barbone su una panchina del parco.
Siamo pronti a passare le prossime 10 ore come profughi all'aeroporto quando l'addetta della SriLankan ci informa che possiamo passarli in hotel. Ci prenotano al Tamarind Tree, un resort appena fuori di un lusso sfrenato, immerso nel verde, con piscina e scoiattoli. Finalmente una doccia vera, un bagno vero (con bidet!), un letto comodissimo, aria condizionata, tutti i comfort. A spese della compagnia aerea. Altro che Alitalia di merda.
Sulla strada per l'hotel attraversiamo 3 posti di blocco, strascichi della guerra appena terminata contro i separatisti Tamil. Anche al rientro ci sono i militari all'ingresso e ci controllano i bagagli prima di entrare.

Dopo sto viaggio fuori programma sara' un inferno tornare un quella fogna a cielo aperto che e' Delhi. Per fortuna che ci staro' solo poche ore, poi me ne torno in Europa.

Stay tuned... per poco.
Ayubowan.

PS: non posso postare foto, uso terminali che spesso non hanno porta USB. Al ritorno...

mercoledì 26 agosto 2009

Taj Mahal, Dirty Delhi

Nulla da eccepire: con il Marudhar Express ci va di lusso. La 2a A/C e' molto meglio degli scompartimenti C6 di Trenitalia, pulita, accogliente, con cuscino, lenzuola, copriletto e coperta di lana. L'A/C e' a palla e si sta benissimo. Ovviamente il treno arriva a Varanasi Junction con il suo buon quarto d'ora di ritardo e c'e' il solito trqambusto per montare in treno ma dopo si apre il paradiso. Incontriamo una coppia romana che fa il nostro stesso tragitto, due poti piu' addietro, e che passeranno per delhi velocemente prima di svernare per gli ultimi giorni alle Maldive. Questa cosa ci ha messo una grande pulce nell'orecchio.

Si dorme bene e la notte passa senza problemi. Gli immancabili ambulanti passano per la carrozza e vendono chhai, patatine e quant'altro.

Arriviamo ad Agra con le consuete 3 ore di ritardo e ci facciamo accompagnare allo Shah Jahan da un motoriscio': il tizio e' un po' invadente e quando arriviamo all'hotel ci aspetta perche' vuole farci fare un tour della citta'. Noi gli diciamo che andrebbe bene per l'indomani per togliercelo dai piedi, alle 10.

L'hotel e' in una posizione ottima, vicino al South Gate del Taj Mahal che abbiamo visto gia' dal treno prima di scendere ad Agra Fort; e' gestito da un simpatico musulmano (Agra, a differenza dell'indu' Varanasi, e' per meta' musulmana, eredita' dell'antico impero moghul) e da un ancor piu' simpatico capocuoco che, la sera, mi intrattiene in una discussione su come conquistare le ragazze occidentali... ahahahah. Le stanze lasciano pero' a desiderare: la nostra doppia e' piccola, come il bagno, e stranamente il supporto del letto, in marmo e cemento, emana calore che, associato al caldo umido della citta', rende il tutto poco vivibile. Per 500 rupie!

Basta: abbiamo deciso di seguire quella fastidiosa pulce nell'orecchio e quindi ci fiondiamo nell'internet point sotto a prenotare una A/R Delhi - Male' via Colombo per concludere al meglio la vacanza... eheheheheheheh

Il pomeriggio andiamo a visitare il Taj Mahal: maestoso, stratosferico, enorme, imperiale... indescrivibile. Costa un sacco entrare (ma danno una bottiglia d'acuq e un copriscarpe in omaggio) ma il biglietto ne vale la pena: una delle sette meraviglie moderne a nostra disposizione. Sebbene da fuori sia gigantesco, la camera interna e' piuttosto piccola e ovviamente abbiamo accesso solo ad una piccola parte del mausoleo. Anche il complesso attorno e tutti gli edifici rossi sono eccezionali. Andiamo a fare un salto anche al Forte rosso di Agra, ci porta un simpatico vecchietto che fatica a salire le scollinature. Torniamo giusto giusto quando comincia a piovere.

Visto che il treno per Delhi e' alle 6 di mattina, la sera andiamo a letto presto.

L'Intercity Express ci scarica in una citta' che ha di tutto troppo: troppa sporcizia, troppo casino, troppa puzza, troppe strade dissestate, citta' troppo grande, metropolitana troppo moderna e comunque troppo piccola per sopportare la pressione cittadina, troppe stazioni ferroviarie. E' l'amplificazione di quanto di peggio (ma anche in meglio) ci sia in India. Comincio ad odiarla fin da subito.
Il tipo del motoriscio' ci dice che il nostro hotel e' chiuso: abile mossa ma ormai siamo ben navigati in queste cose. Il Vivek e' relativamente vicino alla stazione e da direttamente sul caotico Main Bazar di Pahar Ganj. La stanza e' grande ma non da sulla strada. Mangiamo al vicino Sam's Cafe... di li a poco me ne pentiro'.

Diego deve riparare la macchina fotografica, ci dirigiamo verso Chandni Chowk, nella vecchia Delhi. Posto assurdo, pervaso di baracchini in cui si puo' trovare davvero di tutto, e ripararlo. Il riscio' ci porta al "Camera Market", una sezione di questo immenso bazar dedicata esclusivamente alla compravendita e riparazione di macchine fotografiche di tutti i tipi. Il tizio, entro un'ora, per la "modica" somma di 1000 rupie fa tutto.

Io comincio a non sentirmi bene e torniamo all'hotel. Probabilmente ho mangiato qualcosa che non andava al Sam's Cafe' visto che ha tutta l'aria di una tossinfezione alimentare: diarrea, vomito, febbre serale. Non sto a dilungarmi sugli schifosi particolari. Mi imbottisco di farmaci. Che balle perche' il giorno dopo dobbiamo prendere l'aereo per le Maldive. Per fortuna la mattina dopo mi sento un poco meglio, sebbene ancora macilento. Ho mangiato poco per paura di vomitare ancora. Comincio ad odiare sempre di piu' questa citta' di merda, che puzza di merda e con la gente color della merda. Nauseabonda congrega di impediti che non sanno nemmeno asfaltare la strada del Main Bazar che si trasforma presto, causa pioggia, in una palude.

Finalmente arrivano le 17, arriva il taxi (un po' in ritardo) e ci dirigiamo verso l'aeroporto. Traffico infernale ma fluido. Ovviamente nel pieno sprezzo del codice della strada: clacson, sorprassi azzardati, inderimenti improvvisi, riscio' in contromano, stradoni ad 8 corsie... via via da questo schifo. L'India e' una merda.

Arriviamo all'aeroporto e all'immigrazione succede il casino. Premessa: abbiamo un visto ad entrata doppia ma visto che questi cretini di indiani non sono nemmeno capaci di fare un aeroporto in cui arrivi e partenze siano uniti ma separati, a suo tempo siamo stati costretti ad uscire e rientrare bruciandoci, di fatto un ingresso anche perche' ...(censored)... non ci stava nessuna indicazione di un transito tra arrivi e partenze quando siamo arrivati. Il secondo lo abbiamo usato per entrare dal Nepal e quindi il tipo dell'immigrazione ci ha detto che avremo dei problemi a rientrare senza visto. Protestiamo ma alla fine dovremmo rivolgerci all'ambasciata indiana a Male' per avere un nuovo visto. E in tempi brevi visto che torno a Delhi il 30 e a Monaco il 31, e Diego deve andare in Rajastan. Ma soprattutto perche' ci siamo portati via solo lo stretto necessario ed il resto della roba, souvenirs eccetera, li abbiamo depositati al Vivek. Comunque ormai siamo in gioco e dobbiamo andare avanti.

Ora siamo al Bandaranaike Airport di Colombo, Sri Lanka, in attesa del volo per Male'. Questo aeroporto e' molto meglio di quella merda dell'Indira Gandhi di Delhi: indicazioni precise, nessuna confusione, transito facilissimo, ambiente luminoso e pulito, personale affidabile. Come sull'aereo, le addette sono vestite con eleganti sari, spesso con richiamo alla coda del pavone.

Un saluto dal Gate 14.
E speriamo bene.

domenica 23 agosto 2009

Waiting Agra

Ceniamo nella zona di Asi Ghat, in fondo allo citta'. Devo dire che e' meglio del resto di Varanasi, meno affollata. Il nostro ciclista fatica ad ergersi sulla china e scendiamo per agevolargli il trasporto, anche se un ingorgo enorme dovuto a qualche celebazione ci rallenta.

Strano a dirsi, al Vaatika, proprio di fronte al ghat, si mangia un'ottima pizza, nonche' economica. Diego prende anche un'ottima torta di mele. Probabilmente i gestori sono venuti dalle nostre parti ad imparare come si fa.

Il giorno dopo, andiamo a Sarnath verso le 11 con un motoriscio'. L'autista e' spericolato ma nonostante tutto riesce a infilarsi ovunque ed arriviamo velocemente, sebbene a meta' strada un corteo di musulmani blocca il traffico.

Il complesso archeologico di Sarnath trasuda di antichita': rovine dei vari templi buddisti sulle quali si erge uno stupa immenso, punto nel quale la tradizione vuole che il Buddha abbia pronunciato il primo discorso, immerse nel verde di uno spazio enorme ma molto curato. La zona possiede inoltre molti altri templi buddisti cinesi, birmani, tailandesi, giapponesi, ecc... Visitiamo un tempio giainista li' vicino e all'ingresso una simpatica vecchina con il suo baracchino ci vende acqua. La giornata e' caldissima e per fortuna gli alberi aiutano.

Ci rifugiamo nel vicino museo, freschissimo grazie all'aria condizionata, anche se non molto grande. All'entrata il maestoso capitello con i 4 leoni (raffigurato nel rovescio delle varie rupie in moneta) ci accoglie e preziosi manufatti sono esposti in ordine meticoloso. Dobbiamo purtroppo lasciare quest'oasi di fresco per tornare al motoriscio'.

Al ritorno aspettiamo poco fuori Goudaulia perche' non si puo' entrare prima delle 3 ma un poliziotto accondiscendente, in cambio di un passaggio, ci fa passare e ci fa compagnia.

Il pomeriggio si trascina molto lentamente, pranziamo tardissimo anche per la carenza di cuochi e personale (e' sabato), degli spagnoli se ne vanno proprio mentre arriva loro il dal bhat perche' sono ben 3 ore che aspettano. Noi avremo il tutto dopo 1 e mezza.

Tornati in camera, la nostra scimmietta si spilucca fuori dalla finestra e si guarda intorno, con un volto straordinariamente umano. Ha un profondo taglio sul fianco destro, probabilmente a causa di una caduta o di una lotta.

Gli acquisti fatti ieri si rivelano ottimi: i pantaloni sono leggerissimi e comodissimi, nei prossimi giorni provero' il resto. Dormicchiamo nel pomeriggio, poi torniamo giu' a mangiare e di nuovo a letto. C'e' poco da fare ormai in questa citta' e aspettiamo solo di prendere il treno per Agra. Da fuori, nella sera, le luci illuminano il lungofiume, il Gange continua ad accogliere le ceneri dei morti e a Marnikarnika Ghat il fumo sale incessante, illuminato dai fari in un'atmosfera tetra.

L'hotel e' un viavai tranquillo ma continuo di turisti, stamani una comitiva di italiani imperversa al centro del ristorante. Un po' fighetti, si accorgeranno presto cosa vuol dire stare a Varanasi.

Telefoniamo per prenotare allo Shah Jahan. E ora si aspetta.
Ore 18:15, Marudhar Express. Arrivo ad Agra: domani ma imprecisato... eheheheheheh

Stay tuned!

venerdì 21 agosto 2009

Odore di morte.

Arriviamo, tre derelitti, con 3 ore di ritardo in questa citta' definita il cimitero dell'India per il forte culto funebre delle cremazioni lungo i ghat sul Gange. La sera prima abbiamo riservato 2 camere alla Shanti GuestHouse e ci facciamo portare su un motoriscio', stipati come sardine.

Il mezzo non puo' entrare nelle strette viuzze della citta' vecchia, un miscuglio capillare di bazar, casupole, templi, vacche, cani, merda, rifiuti e moto che suonano. Oltre a tantissima gente che passa o si affaccia fuori dai buchi che sono le loro case o negozi e che porta tutto ai ghat. La chowk, la citta' vecchia, non si puo' descrivere a parole, bisogna trovarsi in mezzo a questo caos per capirlo. Yang ha paura dei cani e delle mucche e ogni volta fugge, poveretta. L'ostello e' spartano ma molto gradevole, pieno di turisti da tutto il mondo e con un ristorante che si affaccia sul Gange e da cui si possono vedere tutti i ghat della citta'. Unico problema le scale ripidissime stile olandese. Abbiamo una camera con aria condizionata al sesto piano, sopra al ristorante con ottima vista del Gange, mentre Yang sceglia una al terzo piu' comoda ma solo con ventilatore. Nonostante le frequenti interruzioni di corrente il generatore fornisce sempre continuita' alla luce e ai ventilatori. L'umidita' della citta' e faticosamente sopportabile e anche alle 9 di mattina si boccheggia. Una scimmia gironzola sul tetto del ristorante. La vedremo spesso.

Diego ha la macchina fotografica rotta e quindi, su consiglio di un negoaziante qui vicino, ci rechiamo al centro Samsung. In 3 su un riscio' a pedali. Scomodissimo! Ci guardano tutti, probabilmente non hanno mai visto 3 turisti ridotti cosi'. Eheheheheh. Al centro ci mettono troppo tempo e quindi Diego provera' a Delhi. Torniamo alla chowk.

Il pomeriggio siamo senza meta ma alla fine, dopo "pranzo", andiamo al Tempio d'Oro, poco distante, con la sua struttura superiore costruita con piu' di 900 chili d'oro. E qui comincia il delirio indu'.
Il Kashi Vishwanath e' dedicato a Siva e Parvati, marito e moglie della cosmologia induista. Noi, non appartenendo a questa religione, non potremmo entrare ma gli addetti ci fanno partecipi al rito, la puja, per lo shivalingam, il simbolo della fertilita' gia' incontrato a Pashupatinath. Entriamo scalzi (sporcizia ovunque ma tanto, avendo gia' pestato una cacca di vacca coi sandali prima, non mi faccio problemi), con le offerte - 50 rupie a cesto - e passiamo attraverso i vari stadi del rito, incomprensibili ma non meno affascinanti, almeno per me. Yang e' un po' spaventata, Diego scettico. Ad ogni passaggio il sacerdote ci chiede soldi - 100 rupie qua, 100 rupie la', ecc... Ogni tanto gironzolano le scimmie, sul tetto e attorno. Riceviamo i vari tika e facciamo i gesti tipici verso Siva, Parvati, il lingam e via dicendo.
Ce ne andiamo un po' strani, coinvolti in questa strana religione, antichissima e complessa, verso il ghat dei 10 sacrifici di Brahma, poco distante. Di li a poco, come ci spiega un 13enne molto intelligente e sveglio, che va a scuola e fa l'addetto barcaiolo sul Gange, ci sara' una grande puja per le cremazioni, sia in quel ghat che nei vicini. Parlottiamo un poco con lui, che tenta di convincerci ad andare su una barca per ammirare l'evento, dicendogli che dovrebbe venire in Europa per quanto e' sveglio e sa parlare bene l'inglese. Siamo circondati da giovani caprette.
Dopo un po' si avvicina un bambino ancora piu' sorprendente, 9 anni, orfano di madre, che parla anch'egli bene l'inglese e sa pure un poco di spagnolo, che vende cartoline e oggettini vari. Pittura qualcosa sulla mano di Yang e ci fa vedere le sue cose. Non va a scuola e lo lasciamo ammonendolo di andarci perche' sarebbe brutto sprecare cosi' un bambino.

Si fa sera e per tornare alla Shanti house ci facciamo accompagnare da un bambino perche' ci siamo mezzi persi, nel buio delle viuzze. Un paio di topi si infilano nei gradini. Passiamo per il vicino Manikarnika Ghat e vediamo pire bruciare da lontano. Cena, chiaccheriamo un po' con Yang e poi a letto presto. Vado a pisciare e una scimmia mi osserva sorpresa dalla finestra.

Yang si trattiene solo quel giorno per poi andare ad Agra. Noi invece prolunghiamo di un giorno per problemi con la prenotazione del treno (stavolta lo facciamo via internet, in hotel, con l'addetto). Ci tocca la 2a classe AC, che mi hanno vivamente sconsigliato in precedenza. Speriamo bene.

La mattina trascorre lenta, poi andiamo per i mercatini con Yang e ci fermiamo per una cocacola. Ogni tanto, come ieri, passano i cortei funebri diretti al Manikarnika Ghat, uno dei piu' noti qui e quindi posto migliore per il trapasso. Morte ovunque.

Pranziamo di nuovo al ristorante, Yang non ha fame, probabilmente per i troppi cani e gatti (ma le aspetta un lungo viaggio), poi la accompagnamo verso la via principale da dove prende un motoriscio' per la stazione. Speriamo di beccarla in giro prima che torni a casa, altrimenti ci scriveremo.

Domani andremo a Sarnath, a 10 km da qui, in giornata.

Stay tuned!

giovedì 20 agosto 2009

Assurdamente India

Arriviamo a Sunauli con gran ritardo e subito casino.
Veniamo fagocitati da un'orda di portatori che trasportano la gente in riscio' da una parte all'altra del confine. Alla fine facciamo gli ultimi 4 km in riscio' e superiamo il confine senza incontrare alcuna difficolta', nessuna perquisizione: avremmo potuto avere chili di droga o bombe o armi e nessuno a controllare, solo i timbri entrata/uscita e via. Mi chiedono piu' volte se ho con me rupie nepalesi ma le avevo cambiate prima. Non tutte, una decina me le sono tenute per ricordo. Tanto non controllano. Diego ovviamente era senza soldi ed anzi con un debito di 1400 rupie indiane... eheheheh.

Arriviamo a Sunauli parte indiana (i portatori ovviamente non subiscono controllo probabilmente perche' sono collusi: anche se sembra una cosa sbagliata, dopotutto per la "modica" cifra di 300 rupie indiane ci fanno passare senza problemi anche se prima avevano detto che erano 80 rupie nepalesi a testa...) e il primo impatto e' pessimo: piu' sporcizia e piu' confusione che in Nepal. Il confine e' un casino, gente che va, viene, sputa, contratta, urla, sgomita, invita, chiede, rompe le balle. Prendiamo un autobus per Gorakhpur che e' a poche ore dal confine, da cui prendere un treno per Varanasi. 10 ore di pullman diretto sarebbero state troppe.
I capetti del bus sono peggio di quelli nepalesi: pensano solo ai soldi e trattano la gente come le bestie. A meta' del percorso l'autobus e' cosi' zeppo di gente in ogni ordine di posto o in piedi che quasi non capisco dove possono essere sistemati e come fanno a starci. E c'e' da dire che le misure delle poltrone, o simili, sono indiane, non europee: per noi sono strette, stabbi per armenti. In Nepal era molto meglio e cominciamo a lanciare anatemi blasfemissimi su questo popolo di merda da 1 miliardo e dispari di gente.

Schifosamente sudati e unti, arriviamo nel tardo pomeriggio nel caos piu' completo di Gorakhpur, avamposto dei pellegrini in viaggio o di ritorno da Lumbini, luogo presunto della nascita del Gautama Siddartha, Buddha.
La stazione dei treni e' assurdamente piena di gente che attende, per terra, nell'enorme salone d'entrata e nell'ancor piu' enorme piazzale antistante.
Subito io e Diego ci scontriamo con la burocrazia indiana, peggio di quella dei film di Fantozzi. Sportello: dovete andare allo sportello 811, dedicato agli stranieri. All'811: dovete andare fuori all'ufficio prenotazioni. Il tutto nelle pietose condizioni in cui siamo combinati e con lo schifoso inglese che parlano sti indiani di merda. Chiunque dice che gli indiani parlano un ottimo inglese e sono colti mente. Spudoratamente. Oppure ha visto il fiorellino che spunta sulla merda, e non la merda. O non sono mai stati qui e non hanno sentito con le loro orecchie.
Inoltre gli indiani non hanno alcun gene che gli dica loro che esiste una cosa chiamata fila o qualcosa di simile alla fila: non solo, se stai in fila o stai parlando all'addetto, allungano un braccio e si inseriscono. Senza ritegno. Per poco non vengo alle mani con sti stronzi che, nonostante sia scritto "Only foreign/tourist" vengono lo stesso.
All'811 incontriamo Yang, una graziosa giovane giapponese (GGG) che ha il nostro stesso problema per Varanasi. Si unisce a noi e assieme andiamo all'ufficio prenotazioni che e' si' fuori dalla stazione ma, ovviamente, lontano 1 km!!! Che senso ha???
Per fortuna ci sta una quantita' di ventilatori tale da smuovere l'Everest e si sta bene. Un ragazzo ci aiuta con il biglietto: e qui una altro scontro con la pazzesca burocrazia indiana. PRIMA di fare il biglietto SI DEVE compilare un foglio con scritto nomi, cognomi, passaporti, numero e nome del treno (qui ogni treno ha un nome particolare), destinazione, provenienza, ora arrivo, ora partenza... tutto. Ovviamente noi non sappiamo nulla di cio'. Inoltre ci capita il piu' tacchente e stronzo bigliettaio mai partorito sulla Terra che a confronto quelli di Trenitalia sono tutti santi in Paradiso: restiamo basiti quando ci scrive sul retro le cose che dobbiamo scrivere invece di scriverle lui stesso. Non solo: vuole pure i nostri passaporti e controlla minuziosamente le informazioni fornite. Assurdo.. siamo turisti, mica terroristi. Ovviamente l'indirizzo di Diego e' via Culo 8... fanculo alla burocrazia indiana. Prendiamo un 1a classe con aria condizionata per Varanasi a sole 300 rupie a testa, circa 5 euro per 7 ore di viaggio... almeno sono economici.
Con Diego e Yang poi andiamo a mangiare di fronte alla stazione, attraversando sporcizia, confusione, traffico e vacche sacre. Questi indiani sono sudici e malridotti.
Il treno e' alle 23:10 e cazzeggiamo nei dintorni per un paio d'ore. Diego deve prelevare ma il bancomat sforna solo multipli da 100 rupie... eppure 40.000 e' multiplo di 100 ma non eroga. Solo 10.000, in pezzo da 500. Altro mistero. Come il fatto che nel baracchino del bancomat, 2 metri x 3, ci sono 2 condizionatori al massimo:16 gradi dentro e 35 gradi fuori con un'umidita' pazzesca. Io sto pure poco bene per un principio di raffreddore che sta per fortuna passando.

Altro inghippo al deposito bagagli (infestato dai topi): il responsabile vuole che i bagagli abbiano un lucchetto, altrimenti nada. Assurdo: come si fanno ad inlucchettare gli zaini? Alla fine lego il mio con quello di Diego con la catena da moto che mi sono portato...

Partiamo da questo posto infernale in una cabina da 4 letti in pelle blu, siamo i soli registrati nel vagone, piuttosto fatiscente nonostante la 1a classe. Ma gli altri che abbiamo visto sono pure peggio, con sedili in legno e letti a castello. Carri bestiame.
Il viaggio di notte e' massacrante, la locomotiva Diesel fischia ad ogni pisciata di cane e il treno e' rumoroso. Ah, ovviamente l'aria condizionata e' data da 4 ventilatori a soffito di cui solo 2 accesi. La mattina dopo scopriamo che gli altri due hanno una altro pulsante, vicino al soffitto. E vai con le stranezze.
Nelle vicinanze di Sarnath, la mattina dopo, il treno si ferma per lungo tempo: dopotutto la linea e' a singolo binario. D'ora in poi il treno fa da locale, per di piu' con la porta aperta. Mi sporgo e ammiro il paesaggio: schifoso, case diroccate, rifiuti ovunque, stagni inquinati. Passiamo su un ponte fatto solo dai pilastri e le rotaie e sotto di me vedo solo acqua: terrificante. Piu' avanti, a Varanasi City, rimane fermo per piu' di un'ora, perfino l'obeso controllore non sa per quanto, ad attendere chissa' quale altro treno. E siamo a poco piu' di un chilometro da Varanasi Junction. La nostra destinazione.

Il resto alla prossima.
Buonanotte o buonasera, a seconda dei casi.
Stay tuned.

Santa (Claus)

Lasciamo la Rimini del Nepal, Pokhara, per il Chitwan National Park. Gia' dall'inizio sembra un viaggio della speranza: lasciamo l'ottimo Royal Garden per dirigerci alla stazione degli autobus (uno spiazzo sperduto in periferia infestato dagli ambulanti) e piove. Piovera' tutto il tempo... L'autobus e' un Tata scassato, probabilmente ricavato da un vecchio camion. In piu' due stronze francesi dietro di noi continuano a rompere i coglioni mettendo le loro cazzo di gambe sugli schienali.

Al bivio per Chitwan l'inferno: piove e c'e' un ingorgo incredibile, alcuni mezzi si sono messi nella nostra corsia (con conseguenti bestemmie). Dalla nostra parte comunque va meglio, l'altra corsia ha circa 50 km di coda, in mezzo alle montagne. Uno scenario assurdo.

Dopo varie peripezie, arriviamo al Chitwan Park e ci accoglie Santa Kumar, la nostra guida per i due intensi giorni che ci attenderanno.

Veniamo accolti con un te e poi andiamo in camera e disastro: data la pioggia incessante, nonostante il telo protettivo sul tetto gran parte dello zaino di Diego si e' bagnato con tante robe dentro, il mio per fortuna era al centro e quindi solo un paio di cose si sono bagnate. Arrabattiamo alla bell'e meglio qualcosa per asciugarle sotto il ventilatore anche se, nonostante fossimo gia' abituati, i vari tagli di corrente comuni a tutto il Nepal ci rendono le cose difficili.

Partiamo subito col programma, alla volta di un giro in canoa lungo il fiume. La canoa e' stretta e ci stanno 7-8 persone in fila... ovvieamente a noi tocca sorbirci di nuovo ste due cazzo di francesi dietro di noi: la barca non e' mai stata orizzontale. Santa in piedi a prua tiene l'equilibrio come fosse nato su di essa e ci indica gli uccelli da vedere lungo il fiume. Ad un tratto scorgiamo un paio di coccodrilli che riposano sulla riva. E sono solo a poche decine di metri da noi.

Sbarchiamo e gironzoliamo io e Diego per la zona con Santa, andiamo a vedere alberi strani, uccelli, fiori e insetti. Ovviamente passiamo attraverso aquitrini che uccideranno le mie povere ma gia' rovinate scarpe. Non lasceranno piu' il Nepal. Arriviamo al centro dove danno da mangiare agli elefanti e comincia a piovere. Nel mentre conosciamo una famiglia di Verona.

Torniamo e ceniamo, siamo solo in 6 su un totale di una 40 di possibili ospiti del resort ma i giorni successivi saremo solo io e Diego. Andiamo a vedere un programma culturale della popolazione locale, i Tharu, che ci allietano con musiche e balli. Siamo gli unici civili che danno un'offerta.

Il giorno dopo, la mattina, andiamo a fare un vero e proprio giro nella giungla, massacrante ma molto interessante, attraversiamo un torrente su un tronco d'albero. Poi si mette a piovere fino alle 3, giusto giusto in tempo per fare la cavalcata sull'elefante. A me e Diego e altre due persone tocca salire sul baldacchino dell'unico elefante tatuato, Ra, un po' indisciplinato ma efficiente. Si ferma spesso a mangiare le foglie e i fasciami che gli piacciono ma nonostante tutto svolge bene il suo lavoro. Siamo in tanti ma il nostro ed altri due formano una carovana piuttosto compatta. Ad un certo momento sentiamo, in mezzo all'erba alta (4 metri!) un ruggito feroce e gli elefanti cominciano ad innervosirsi, barrire e soffiare, facendo gruppo compatto e emettendo profondi rumori. Probabilmente c'era una tigre nelle vicinanze che si e' innervosita ma gli elefanti sono molto piu' forti. Non la vediamo ma sappiamo che a pochi metri c'e' stata qualche cosa. Proseguiamo, guadando fiumi e pe4rcorrendo sentieri che a piedi sarebbero inimmaginabili da fare, scorgiamo varie antilopi, ne accerchiamo pure una ma fugge. Non riusciamo a vedere alcun rinoceronte purtropo, con grande delusione. Ma il giretto in elefante e' stato molto affascinante, anche se spacca ossa.

A cena siamo solo noi e Santa e ci perdiamo in vari discorsi. La mattina dopo andiamo a fare un breve giro di birdwatching nei dintorni, andiamo a vedere la cdasa di Santa e i suoi bellissimi figli e ci prepariamo per andare, non prima di aver scritto nel libro di Santa le nostre impressioni. E' stato davvero un'ottima guida, divertente e preparato.

Dopo la colazione ci accompagna alla "stazione degli autobus" (uno spiazzo in mezzo alle risaie con una baracca e dei bagni) e ci dirigiamo verso Sunauli, al confine indonepalese. Un altro viaggio della speranza con un autobus piu' o meno decente ma a tratti pieno di locali che vanno da un villaggio ad altro, con gran fastidio perche' credevamo fosse un bus turistico diretto e non un locale. Ma gran rivinciata quando vediamo che le due francesi vanno a Kathmandu su un altro autobus e staranno sul tetto, col sole che batte e il culo che sbatte. Ahahahahah.

domenica 16 agosto 2009

Fewa stories

Ho perso il cappello o, meglio, l'ho dimenticato sull'autobus arrivando ha pokhara. Fastidio, fastidissimo. Me ne sono preso un altro...

Stamattina giretto turistico con driver per pokhara, abbiamo visitato templi, una caverna e la Devi's Fall, una cascata stupenda a sud della citta' che prende il nome da una turista svizzera che nei '60 e' annegata facendo il bagno nelle vicinanze. Giornata un po' stanca, abbiamo dormito per la maggior parte, fatto un minimo di shopping - cappello, e ciabatte per Diego - e girinzolato per la costa del lago, molto pittoresca. Ci sta pure un resort in un'isoletta nel centro del lago ma secondo noi e' invasa dai mussatti.

Stasera letto presto, domattina partenza per Chitwan. Ramro.

Stay tuned.

sabato 15 agosto 2009

Bandipur & Pokhara

L'ultimo giorno a Kathmandu lo passiamo pranzando a casa di Mannoz, nelle vicinanze dell'aeroporto, area di Bhaktapur. Ci accolgono sua madre, la madre di Anup e la zia di Anup, vestite a festa con stupendi sari rossi.

Prima pero', la mattina, facciamo un pochino di shopping e ritroviamo Sami in Thamel, gli regaleremo un paio di magliette prima di andare via l'indomani.

La famiglia di Mannoz ci prepara un delizioso dal baht con finale del lassie e uno sweetie molto zuccherato. La casa di Mannoz, nonostante la posizione, e' molto bella all'interno. Facciamo un sacco di foto. Il pomeriggio ripassiamo un attimo dall'agenzia perche' hanno avuto un problemino con l'albergo di Bandipur e ce ne hanno dato un altro. Poi cazzeggiamo un po' e la sera ci troviamo con Raijb e Mannoz per andare a cenare all'Electro Pagoda. Via skype con Anup ci facciamo dare il nome del suo amico che lavora all'EP.

La serata e' un delirio, si magna, si chiacchera, si beve, l'amico di Anup, Rajint, si intrattiene con noi e poi torna a suonare la tabala col gruppo. Imparo qualche locusione nepalese. Seratone fuorissimo concluso all'albergo con ragazza inglese trovata sulle scale in stato semicomatoso... sti anglosassoni non sanno...

Sveglia alle 5:30 (3 ore di sonno) per beccare l'autobus per Dumre. Piove che Siva la manda. Come degli sfollati prepariamo tutto ed andiamo in Kantipath, fila di autobus, becchiamo il nostro, er fortuna ci mettono gli zaini all'interno senno' toccava metterli sopra. L'autobus non e' malaccio, accanto a me una famiglia con una bimba ovviamente bellissima. Diego prende il giornale da un abusivo pensando di essere come sull'aereo ma lo paga 15 rupie. Io prendo una bottiglia d'acqua.

Si parte. Digressione sul viaggio: attraverseremo sempre paesaggi stupendi, quasi giungla, il tempo e' cosi' cosi', ogni tanto qualche villaggio di poche catapecchie. Sosta tecnica a meta' strada. Un sacco di risaie e campi di grano, a volte a pelo sulla strada. Questa e' un po' incasinata a tratti piena di buche. Diego dorme la maggior parte del tempo, ogni tanto si sveglia. Faccio varie foto. Tanti camion che vanno e vengono. Sorpassi azzzardati ma tanto sanno come regolarsi.

Arriviamo a Dumre, nella valle sotto Bandipur. Un ladro ci porta in jeep al Bandipur Mountain Resort per 200 rupie a testa. Arriviamo su su in montagna, il posto e' bellissimo, si vede tutta la vallata, sembra quasi la valle incantata delle fiabe, anche l'hotel e' molto bello (la Lonely Planet lo definisce di media categoria ma e' piu' che media). Stanza ampia, balcone che da sulla valle, ambiente gradevole.
Facciamo un giro per Bandipur, sembra che il tempo si sia fermato. La cittadina e' piccola ma molto ordinata, finalmente non ci sono i bambini che mendicano ma anzi tutti salutano e giocano nella via/piazza principale. Tra l'altro molti sannopure parlare bene l'inglese, altro che in Italia.

Il posto sembra stile vecchio West ma risale al '700, vari turisti e educatissimi cittadini. Mangiamo benissimo in un ristorante all'ingresso della piazza, all'esterno. Tante belle ragazze, una giovanissima col tika del matromonio, avra' 15 anni, aspetta una sua coetanea con figlio. O_O

Questo e' il posto in cui andare in viaggio di nozze, oppure dove ritirarsi per la pensione. Qui sembra che stiano tutti meglio rispetto a Kathmandu o altri posti che ho visto, forse per il fatto che, con la strada KTM-Pokhara che passa a valle, sono tagliati fuori e quindi nessuno rompe tanto le balle.

A cena stiamo in hotel perche' parte un monsone cattivo. Il cameriere sbaglia il conto e paghiamo 1300 rupie invece di 630 ma il giorno dopo regoliamo. Ci sono altre 2 comitive di soli italiani ognuno con guida: una famiglia genovese di 5 e 3 persone da torino (la ragazza e' calabrese trapiantato ma, guarda caso, molto gnocca). Stiamo in hotel a chiaccherare (ci tocca, la pioggia non perdona e non c'e' luce fuori l'hotel), torniamo in camera presto, leggiamo e si dorme. Divinamente. La notte nella valle si accendono poche luci ogni tanto, ma e' prevalentemente il nero che predomina.

La mattina dopo ci svegliamo e non vediamo nulla, la nebbia avvolge la cima della montagna. Andiamo zaini in spalla a Bandipur (10 minuti ma con mezza salita), prendiamo una jeep per Dumre a sole 100 rupie a testa che porta, a parte noi due, 5-6 ragazzi, due dei quali attaccati dietro. Noi siamo seduti dietro e con la strada malridotta sballonzoliamo qua e la' ma la discesa in jeep e' fenomenale. Ogni tanto il ragazzo che guida si ferma e tira su chi padre e figlia chi una signora.

A Dumre prendiamo un bus locale (non turistico) per Pokhara a sole 150 rupie a testa. Ma e' il viaggio della speranza. Ci propongono di stare sul tetto ma mi rifiuto. La strada e' sfasciata, tanti camion, vediamo un camion pure fuoristrada, tratti a strampiombo sulla valle, tantissime risaie (le classiche a terrazza) e ancor piu' foresta. Anche qui una bimba bellissima, in braccio alla nonna. E due ragazze stupende davanti, una delle quali NON ha il tika del matrimonio e che secondo me e' la piu' carina.
A meta' strada cambiamo bus per qualche oscuro motivo, per fortuna e' mezzo pieno e non affollato come il precedente. Ma la strada e' ancora peggio, facciamo salti degni delle montagne russe. Finalmente arriviamo a Pokhara, zona bazar.

Un tassista ci porta all'hotel senza sapere dov'e', facendo un giro a chiedere ai colleghi. Finalmente lo troviamo. Carino e pulito, con vista sul lago Fewa. Qui staremo due giorni, poi andremo all'afosissimo e caldissimo Chitwan National Park.

Namaste!

mercoledì 12 agosto 2009

Freak trip

Un po' di aggiornamenti.

Lunedi' sera Vado da Muna a prendere il te' e contratto su un paio di cose, poi ceno in hotel e bevo una roba al baretto sotto l'hotel, purtroppo manca la corrente e c'e' poca gente. Vado a letto presto ma dormo a fatica, per fortuna su Filmax, il canale di soli film, me la passo un po' prima di dormire.

Ieri mattina arriva Diego da Lhasa, vado a prenderlo in aeroporto e ce ne torniamo in hotel. Gli faccio fare un giro per Pashupatinath e Swayambunath, ora sono io la guida eheheheh. Al tempio sul Bagmati stavolta assistiamo ad una cremazione importante, un sacco di gente assiepata ai due lati del fiume e scimmie che litigano spaventando un po' gli spettatori. A Swayambhu stavolta il taxi ci porta alla base del tempio che dobbiamo salire a scalini ripidi, lasciandoci i polmoni. Na fatica ma ovviamente il paesaggio della citta' poi ripaga.

La sera ci troviamo alle 8 con gli amici che Diego ha conosciuto in Tibet: Marta e Tina, due gemelle spagnole, anzi no catalane, Mark un irlandese trapiantato a Liverpool, un texano e un olandese di cui non ricordo i nomi. Si unisce anche Manoche, il cugino di Anup, e andiamo a magnare in un posto costoso: gli anglosassoni non capiscono un cazzo di come va la vita qua e scelgono ovviamente i posti peggiori. La cena e' ottima ma 4 euro so troppi.
Mark e il texano sparlano del cricket (forse non si accorge, quest-ultimo, che dopotutto non e' che un baseball piu' raffinato). Mark e' un tifoso del Liverpool ma alquanto dozzinale nei giudizi calcistici: tipico sboroneggiamento cockney. Io e Manoche ci addentriamo in una discussione sulla religione e la filosofia per un sacco di tempo. Dopo un po' ci spostiamo al Sam's Pub per finire la serata. Mi sto casso de inglese me sta sui cojoni: sto qua studia sciamanesimo o qualche altra cazzata, gira il mondo e ha un figlio a carico chissa' dove in UK... ma a mio parere e' solo una cosa: un cazzone.

Oggi io e Diego andiamo a Durbar Square ma prima, verso le 11 avendo appuntamento con Manoche che poi non si presentera', incontriamo Sami, un 22enne del posto povero che ci diverte conoscendo a memoria le capitali di tutti i paesi del mondo e che ci chiede di comprargli delle cose per il figlio di sua sorella che sta per nascere ed il suo che ha meno di un anno... nonostante sia cosi' giovane ha gia' una famiglia. Gli prendiamo un po' di cose e lui ci ringrazia dandoci alcune chicche sui prezzi dei taxi e su chi fidarsi o meno della gente per strada.
Per la piazza sgattaioliamo per le viuzze laterali in modo da non pagare le 500 rupie del biglietto d'ingresso.

Dopo un po' ci spostiamo a Freak Street, la strada dove negli anni 60 i fricchettoni stavano e dormivano. Bel posto ma e' solo l'ombra di cio' che fu in passato. Pranziamo e prendiamo dei souvenir in zona e poi ci dirigiamo verso l'agenzia di viaggi di un amico di Raijb, per organizzare i prossimi giorni, passando accanto al Rani Pokhari, un tempio induista al centro di un pond quadrangolare. Stamani era chiusa ma ora la troviamo aperta. Stiamo li' un sacco di tempo ma alla fine per meno di 100 euro a cranio da venerdi' faremo Pokhara, Bandipur e il parco nazionale di Chitwan.

Stay tuned!